Donne Indipendenti e Dipendenza Affettiva: Quando l’Autosufficienza è un Meccanismo di Difesa

Donne Indipendenti e Dipendenza Affettiva: Quando l’Autosufficienza è un Meccanismo di Difesa

Donne Indipendenti e Dipendenza Affettiva: Quando l’Autosufficienza è un Meccanismo di Difesa

Foto di RDNE Stock Project da Pexels

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Quante volte hai pronunciato, o pensato, la frase:

«Non ho bisogno di nessuno!»?

continuare terapia

Quest’affermazione suona come un inno alla forza, all’autosufficienza e all’indipendenza.

Eppure, a volte, questa idea di assoluta autosufficienza è solo un potente meccanismo di difesa. È un muro alto che si costruisce non per proteggere la tua forza, ma per non sentire la vulnerabilità che una vera connessione comporta.

Questo muro, in realtà, ci impedisce di vedere una semplice ma fondamentale realtà: non possiamo vivere senza gli altri.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Il Muro dell'Autosufficienza: Negare il Bisogno Umano di Connessione

Siamo esseri sociali, programmati per la relazione. Fin dalla nascita, la nostra sopravvivenza fisica ed emotiva dipende da un legame sicuro. Il bisogno di una sana dipendenza – intesa come la capacità di appoggiarsi e fidarsi di persone significative in modo equilibrato – non è un segno di debolezza: è semplicemente un segno della nostra natura umana.

Negare questo bisogno non lo elimina. Al contrario, lo costringe a rientrare dalla “porticina di servizio”, manifestandosi in modi distorti, meno sani e spesso eccessivi. È come tappare una valvola: la pressione trova un’altra via d’uscita, ma lo fa in modo disfunzionale.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Le Voci Distorte del Bisogno Negato: Dipendenza Affettiva e Paura dell'Abbandono

Quando il nostro innato bisogno di relazione viene negato, si manifesta in una serie di comportamenti che, paradossalmente, tutto ciò che fanno è solo creare ulteriore sofferenza.

Questi comportamenti, che sono in realtà la voce distorta di quel desiderio istintivo di connessione, possono manifestarsi come:

  • Alternanza tra indipendenza e dipendenza affettiva: momenti in cui ci si sente forti e autosufficienti ed altri in cui si mostra un attaccamento eccessivo e possessivo. In questo caso, si assiste al tentativo disperato di “tenere” l’altro a sé, per placare l’ansia dell’abbandono.
  • Ipersensibilità al rifiuto, perchè si necessita di una continua validazione da parte dell’altro e ogni “no” viene visto come un attacco al proprio valore;
  • Sensazione che la propria felicità dipenda dall’altro; 
  • Paura dell’abbandono;
  • Attacchi di panico, che in alcuni casi possono anche essere correlati a un Disturbo d’Ansia da Separazione o specifici disturbi di personalità, come il Disturbo Borderline o il Disturbo Istrionico.

Hai mai sentito parlare di “ghosting”? Allora potresti trovare utile questo articolo del Dr. Gianluca Minucci.

Ghosting: che cosa è e come superarlo

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Interdipendenza e Relazioni Sane: Il Ruolo della Psicoterapia Psicoanalitica nel Riconoscere il Bisogno

La vera forza non sta nel farcela sempre da soli, ma nella capacità di essere interdipendenti: star bene con sé stessi, ma anche di saper contare sugli altri. Solo riconoscendo il bisogno di legami sicuri si potranno costruire relazioni basate sulla fiducia reciproca e non sulla paura.

Per imparare a vivere relazioni più sane ed appaganti, è dunque fondamentale esplorare le radici dei propri meccanismi di difesa ed interrompere questa disfunzionalità. La psicoterapia psicoanalitica è uno strumento profondo per questo percorso. Lavorando sulle dinamiche inconsce e sulle esperienze passate, ti permette di:

  • Identificare le radici della tua paura della vulnerabilità;
  • Interrompere gli schemi di attaccamento disfunzionali;
  • Riscrivere la tua storia emotiva, per permetterti di creare legami adulti e sicuri.

Imparare a vivere relazioni più sane ed appaganti significa smettere di negare il bisogno dell’altro e imparare a gestirlo in modo maturo e consapevole. La psicoterapia psicoanalitica è anche questo: un viaggio per smontare il muro e riscoprire la forza che c’è nel potersi finalmente affidare.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Perché si Alza il Muro?

Non esiste una risposta semplice e universale al “perché” di questi meccanismi di difesa. Sarebbe riduttivo credere che a ogni comportamento corrisponda una causa unica e precisa: la verità è che la mente umana è un ecosistema complesso fatto di esperienze, traumi e relazioni passate.

Per comprendere veramente cosa abbia generato l’innalzamento di certi muri, è cruciale intraprendere un viaggio di esplorazione profonda.

Solo all’interno di una relazione terapeutica potrai permetterti, con il giusto tempo, di abbassare le difese ed esplorare quelle parti più profonde di te, che sono rimaste inaccessibili che per anni. E che la tua corazza di indipendenza ha sempre mantenuto tali.

Ti stai chiedendo come capire quando serve una psicoterapia? Clicca qui.

Come capire quando serve una psicoterapia?

Donne Indipendenti e Dipendenza Affettiva: Quando l’Autosufficienza è un Meccanismo di Difesa

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Dipendenza affettiva donne indipendenti

Quante volte hai pronunciato, o pensato, la frase:

«Non ho bisogno di nessuno!»?

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Quest’affermazione suona come un inno alla forza, all’autosufficienza e all’indipendenza.

Eppure, a volte, questa idea di assoluta autosufficienza è solo un potente meccanismo di difesa. È un muro alto che si costruisce non per proteggere la tua forza, ma per non sentire la vulnerabilità che una vera connessione comporta.

Questo muro, in realtà, ci impedisce di vedere una semplice ma fondamentale realtà: non possiamo vivere senza gli altri.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Il Muro dell'Autosufficienza: Negare il Bisogno Umano di Connessione

Siamo esseri sociali, programmati per la relazione. Fin dalla nascita, la nostra sopravvivenza fisica ed emotiva dipende da un legame sicuro. Il bisogno di una sana dipendenza – intesa come la capacità di appoggiarsi e fidarsi di persone significative in modo equilibrato – non è un segno di debolezza: è semplicemente un segno della nostra natura umana.

Negare questo bisogno non lo elimina. Al contrario, lo costringe a rientrare dalla “porticina di servizio”, manifestandosi in modi distorti, meno sani e spesso eccessivi. È come tappare una valvola: la pressione trova un’altra via d’uscita, ma lo fa in modo disfunzionale.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Le Voci Distorte del Bisogno Negato: Dipendenza Affettiva e Paura dell'Abbandono

Quando il nostro innato bisogno di relazione viene negato, si manifesta in una serie di comportamenti che, paradossalmente, tutto ciò che fanno è solo creare ulteriore sofferenza.

Questi comportamenti, che sono in realtà la voce distorta di quel desiderio istintivo di connessione, possono manifestarsi come:

  • Alternanza tra indipendenza e dipendenza affettiva: momenti in cui ci si sente forti e autosufficienti ed altri in cui si mostra un attaccamento eccessivo e possessivo. In questo caso, si assiste al tentativo disperato di “tenere” l’altro a sé, per placare l’ansia dell’abbandono.
  • Ipersensibilità al rifiuto, perchè si necessita di una continua validazione da parte dell’altro e ogni “no” viene visto come un attacco al proprio valore;
  • Sensazione che la propria felicità dipenda dall’altro; 
  • Paura dell’abbandono;
  • Attacchi di panico, che in alcuni casi possono anche essere correlati a un Disturbo d’Ansia da Separazione o specifici disturbi di personalità, come il Disturbo Borderline o il Disturbo Istrionico.

Hai mai sentito parlare di “ghosting”? Allora potresti trovare utile questo articolo del Dr. Gianluca Minucci.

Ghosting: che cosa è e come superarlo

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Interdipendenza e Relazioni Sane: Il Ruolo della Psicoterapia Psicoanalitica nel Riconoscere il Bisogno

La vera forza non sta nel farcela sempre da soli, ma nella capacità di essere interdipendenti: star bene con sé stessi, ma anche di saper contare sugli altri. Solo riconoscendo il bisogno di legami sicuri si potranno costruire relazioni basate sulla fiducia reciproca e non sulla paura.

Per imparare a vivere relazioni più sane ed appaganti, è dunque fondamentale esplorare le radici dei propri meccanismi di difesa ed interrompere questa disfunzionalità. La psicoterapia psicoanalitica è uno strumento profondo per questo percorso. Lavorando sulle dinamiche inconsce e sulle esperienze passate, ti permette di:

  • Identificare le radici della tua paura della vulnerabilità;
  • Interrompere gli schemi di attaccamento disfunzionali;
  • Riscrivere la tua storia emotiva, per permetterti di creare legami adulti e sicuri.

Imparare a vivere relazioni più sane ed appaganti significa smettere di negare il bisogno dell’altro e imparare a gestirlo in modo maturo e consapevole. La psicoterapia psicoanalitica è anche questo: un viaggio per smontare il muro e riscoprire la forza che c’è nel potersi finalmente affidare.

Dipendenza affettiva donne indipendenti

Perché si Alza il Muro?

Non esiste una risposta semplice e universale al “perché” di questi meccanismi di difesa. Sarebbe riduttivo credere che a ogni comportamento corrisponda una causa unica e precisa: la verità è che la mente umana è un ecosistema complesso fatto di esperienze, traumi e relazioni passate.

Per comprendere veramente cosa abbia generato l’innalzamento di certi muri, è cruciale intraprendere un viaggio di esplorazione profonda.

Solo all’interno di una relazione terapeutica potrai permetterti, con il giusto tempo, di abbassare le difese ed esplorare quelle parti più profonde di te, che sono rimaste inaccessibili che per anni. E che la tua corazza di indipendenza ha sempre mantenuto tali.

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Come capire quando serve una psicoterapia?

Revenge Porn: Conseguenze Psicologiche, PTSD e Codice Rosso (Legge 69/2019)

Revenge Porn: Conseguenze Psicologiche, PTSD e Codice Rosso (Legge 69/2019)

Revenge Porn: Conseguenze Psicologiche, PTSD e Codice Rosso (Legge 69/2019)

Foto di Cottonbro Studio da Pexels

revenge porn

Se guardi, sei complice.

Il revenge porn è una forma grave di cyber-vittimizzazione e, soprattutto, un reato punito dalla legge italiana.

Si verifica quando immagini o video sessualmente espliciti, precedentemente acquisiti o condivisi con consenso (come nel caso del sexting), vengono diffusi a un pubblico più ampio senza il consenso della persona ritratta (Mckinlay & Lavis, 2020; L. 69/2019). Nonostante il nome suggerisca “vendetta,” il danno psicologico inflitto è paragonabile a una vera e propria violenza.

In questo articolo, esploriamo le conseguenze psicologiche del revenge porn e analizziamo la normativa introdotta con il Codice Rosso per la tutela delle vittime.

revenge porn

Victim Blaming nel Revenge Porn: Come la Colpevolizzazione Aggrava il Trauma

Le conseguenze psicologiche per la vittima di revenge porn sono spesso decisamente pesanti. La persona, infatti, si ritrova completamente esposta, con la propria intimità violata e diffusa indiscriminatamente. Si ritrova a dover affrontare, dunque, non solo il trauma, ma anche una fortissima reazione sociale.

Un elemento che aggrava il trauma è il cosiddetto victim blaming, ovvero la tendenza a colpevolizzare la vittima. Studi scientifici (ad esempio, Mckinlay & Lavis, 2020) hanno dimostrato che la stigmatizzazione è direttamente correlata al grado di nudità: maggiore è l’esposizione, maggiore è il giudizio negativo, spesso descrivendo la vittima come biasimevole o promiscua.

revenge porn

Revenge Porn e Conseguenze Psicologiche: PTSD, Depressione e Ansia Nelle Vittime

Uno studio di Samantha Bates (2016) ha evidenziato come il revenge porn possa scatenare esiti clinici gravi che, per il loro impatto, mostrano notevoli somiglianze con la violenza sessuale. Tra le conseguenze psicologiche del revenge porn più comuni si riscontrano:

  • Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD);
  • Depressione e ansia;
  • Perdita di fiducia nelle relazioni interpersonali;
  • Ideazione suicidaria.

L’esposizione e la violazione dell’intimità generano un senso di impotenza e vergogna che, spesso, richiedono un sostegno psicologico mirato.

revenge porn

Gli altri traumi sessuali: le conseguenze a lungo termine degli abusi sui minori. Leggi l’articolo.

Abuso Sessuale sui Minori: Le Conseguenze a Lungo Termine (Psichiatriche e Fisiche)

revenge porn

Il Revenge Porn è Reato: la Tutela Legale con il Codice Rosso (Art. 612-ter)

Fino al 2019, la diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti non era specificamente sanzionata. L’esigenza di una maggiore tutela per le vittime di violenza di genere e domestica ha portato all’approvazione del Codice Rosso.

legge revenge porn

La Legge 69/2019 e l'Art. 612-ter

La Legge n. 69 del 19 luglio 2019, nota col nome di “Codice Rosso”, ha introdotto importanti modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e ad altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Tra queste, anche la norma che dichiara il revenge porn un reato. Il Codice Rosso, infatti, sanziona specificatamente la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate.

L’articolo chiave è il 612-ter del codice penale, intitolato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti“. Tale reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro. La pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. Ciò vale anche per chi, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde questi contenuti sessualmente espliciti e destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone interessate. Se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva (anche cessata) o mediante l’impiego di strumenti informatici, ciò va a costituire un aggravante (L. 69/2019).

legge revenge porn

Altri Reati Introdotti dal Codice Rosso

Nell’ottica di una tutela più completa delle vittime di violenza domestica e di genere, il Codice Rosso ha introdotto o inasprito le sanzioni anche per altri reati con un forte impatto psicologico:

  • Costrizione o induzione al matrimonio: punito con la reclusione da uno a cinque anni, aggravato quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero;
  • Deformazione dell’aspetto della persona tramite lesioni al viso, sanzionata con la reclusione da otto a quattordici anni e con l’ergastolo se la condotta in questione esita nella morte della vittima;
  • Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la detenzione da sei mesi a tre anni.
  • Inasprimento delle pene per stalking, violenza sessuale e atti sessuali ai danni di minorenni, omicidio (viene esteso il campo di applicazione delle aggravanti relative all’omicidio aggravato dalle relazioni personali) e maltrattamento contro familiari e conviventi.

A tal proposito, è bene ricordare che ’art.1 della dichiarazione dell’ONU concernente l’eliminazione della violenza delle donne, definisce “violenza contro le donne” ogni atto che rientra in tutte quelle forme di violenza psicologicafisica e sessuale (Charlesworth, 1990).

legge revenge porn

Conclusioni: Quando Cercare Aiuto Psicologico dopo il Revenge Porn

La Legge 69/2019 ha rafforzato in modo cruciale la tutela legale per le vittime di violenza e ha riconosciuto formalmente il revenge porn come un crimine.

Tuttavia, il solo intervento legale non è sufficiente. L’impatto di reati come il revenge porn, la violenza sessuale e lo stalking lascia ferite profonde, secondo uno studio di Kekelidze e collaboratori (2019), può sfociare in disturbi come depressioneansia, abuso di sostanze e disturbo post-traumatico da stress (PTSD). È fondamentale dunque che la vittima, oltre alla denuncia, si rivolga a un terapeuta adeguatamente formato, per intraprendere un percorso di sostegno psicologico volto ad elaborare il trauma, superare la stigmatizzazione subita e prevenire l’esordio dei appena disturbi citati.

conseguenze psicologiche revenge porn

Psicoterapia: il momento giusto è adesso? Clicca  Clicca qui per scoprire i segnali.

Come capire quando serve una psicoterapia?

conseguenze psicologiche revenge porn

Bibliografia

Bates S., (2016), “Revenge Porn and Mental Health: A Qualitative Analysis of the Mental Health Effects of Revenge Porn on Female Survivors”in Feminist Criminology 1

Charlesworth H., (1990), “The UN Declaration on Violence Against Women”in Social Justice 17

Kekelidze Z.I., Kachayeva M.A., Kharitonova N.K., Vasianina V.I., Shishkina O.A., Skibina N.V., Nazarova L.N., (2019), “Medical aspects of domestic violence against women and girls (review)”, in Probl Sotsialnoi Gig Zdravookhranenniiai Istor Med 5 

Mckinlay T., Lavis T., (2020), “Why did she send it in the first place? Victim blame in the context of ‘revenge porn”, in Psychiatry Psychology and Law 3

Selic P., Pesjac K., Kersnik J., (2011), “The prevalence of exposure to domestic violence and the factors associated with co-occurrence of psychological and physical violence exposure: a sample from primary care patients”, in BMC Public Health 

Revenge Porn: Conseguenze Psicologiche, PTSD e Codice Rosso (Legge 69/2019)

Foto di Cottonbro Studio da Pexels

revenge porn

Se guardi, sei complice

Il revenge porn è una forma grave di cyber-vittimizzazione e, soprattutto, un reato punito dalla legge italiana.

Si verifica quando immagini o video sessualmente espliciti, precedentemente acquisiti o condivisi con consenso (come nel caso del sexting), vengono diffusi a un pubblico più ampio senza il consenso della persona ritratta (Mckinlay & Lavis, 2020; L. 69/2019). Nonostante il nome suggerisca “vendetta,” il danno psicologico inflitto è paragonabile a una vera e propria violenza.

In questo articolo, esploriamo le conseguenze psicologiche del revenge porn e analizziamo la normativa introdotta con il Codice Rosso per la tutela delle vittime.

revenge porn

Victim Blaming nel Revenge Porn: Come la Colpevolizzazione Aggrava il Trauma

Le conseguenze psicologiche per la vittima di revenge porn sono spesso decisamente pesanti. La persona, infatti, si ritrova completamente esposta, con la propria intimità violata e diffusa indiscriminatamente. Si ritrova a dover affrontare, dunque, non solo il trauma, ma anche una fortissima reazione sociale.

Un elemento che aggrava il trauma è il cosiddetto victim blaming, ovvero la tendenza a colpevolizzare la vittima. Studi scientifici (ad esempio, Mckinlay & Lavis, 2020) hanno dimostrato che la stigmatizzazione è direttamente correlata al grado di nudità: maggiore è l’esposizione, maggiore è il giudizio negativo, spesso descrivendo la vittima come biasimevole o promiscua.

revenge porn

Revenge Porn e Conseguenze Psicologiche: PTSD, Depressione e Ansia Nelle Vittime

Uno studio di Samantha Bates (2016) ha evidenziato come il revenge porn possa scatenare esiti clinici gravi che, per il loro impatto, mostrano notevoli somiglianze con la violenza sessuale. Tra le conseguenze psicologiche del revenge porn più comuni si riscontrano:

  • Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD);
  • Depressione e ansia;
  • Perdita di fiducia nelle relazioni interpersonali;
  • Ideazione suicidaria.

L’esposizione e la violazione dell’intimità generano un senso di impotenza e vergogna che, spesso, richiedono un sostegno psicologico mirato.

revenge porn

Gli altri traumi sessuali: le conseguenze a lungo termine degli abusi sui minori. Leggi l’articolo.

Abuso Sessuale sui Minori: Le Conseguenze a Lungo Termine (Psichiatriche e Fisiche)

revenge porn

Il Revenge Porn è Reato: la Tutela Legale con il Codice Rosso (Art. 612-ter)

Fino al 2019, la diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti non era specificamente sanzionata. L’esigenza di una maggiore tutela per le vittime di violenza di genere e domestica ha portato all’approvazione del Codice Rosso.

legge revenge porn

La Legge 69/2019 e l'Art. 612-ter

La Legge n. 69 del 19 luglio 2019, nota col nome di “Codice Rosso”, ha introdotto importanti modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e ad altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Tra queste, anche la norma che dichiara il revenge porn un reato. Il Codice Rosso, infatti, sanziona specificatamente la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate.

L’articolo chiave è il 612-ter del codice penale, intitolato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti“. Tale reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro. La pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. Ciò vale anche per chi, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde questi contenuti sessualmente espliciti e destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone interessate. Se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva (anche cessata) o mediante l’impiego di strumenti informatici, ciò va a costituire un aggravante (L. 69/2019).

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Altri Reati Introdotti dal Codice Rosso

Nell’ottica di una tutela più completa delle vittime di violenza domestica e di genere, il Codice Rosso ha introdotto o inasprito le sanzioni anche per altri reati con un forte impatto psicologico:

  • Costrizione o induzione al matrimonio: punito con la reclusione da uno a cinque anni, aggravato quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero;
  • Deformazione dell’aspetto della persona tramite lesioni al viso, sanzionata con la reclusione da otto a quattordici anni e con l’ergastolo se la condotta in questione esita nella morte della vittima;
  • Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la detenzione da sei mesi a tre anni.
  • Inasprimento delle pene per stalking, violenza sessuale e atti sessuali ai danni di minorenni, omicidio (viene esteso il campo di applicazione delle aggravanti relative all’omicidio aggravato dalle relazioni personali) e maltrattamento contro familiari e conviventi.

A tal proposito, è bene ricordare che ’art.1 della dichiarazione dell’ONU concernente l’eliminazione della violenza delle donne, definisce “violenza contro le donne” ogni atto che rientra in tutte quelle forme di violenza psicologicafisica e sessuale (Charlesworth, 1990).

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Conclusioni: Quando Cercare Aiuto Psicologico dopo il Revenge Porn

La Legge 69/2019 ha rafforzato in modo cruciale la tutela legale per le vittime di violenza e ha riconosciuto formalmente il revenge porn come un crimine.

Tuttavia, il solo intervento legale non è sufficiente. L’impatto di reati come il revenge porn, la violenza sessuale e lo stalking lascia ferite profonde, secondo uno studio di Kekelidze e collaboratori (2019), può sfociare in disturbi come depressioneansia, abuso di sostanze e disturbo post-traumatico da stress (PTSD). È fondamentale dunque che la vittima, oltre alla denuncia, si rivolga a un terapeuta adeguatamente formato, per intraprendere un percorso di sostegno psicologico volto ad elaborare il trauma, superare la stigmatizzazione subita e prevenire l’esordio dei appena disturbi citati.

conseguenze psicologiche revenge porn

Psicoterapia: il momento giusto è adesso? Clicca  Clicca qui per scoprire i segnali.

Come capire quando serve una psicoterapia?

conseguenze psicologiche revenge porn

Bibliografia

Bates S., (2016), “Revenge Porn and Mental Health: A Qualitative Analysis of the Mental Health Effects of Revenge Porn on Female Survivors”in Feminist Criminology 1

Charlesworth H., (1990), “The UN Declaration on Violence Against Women”in Social Justice 17

Kekelidze Z.I., Kachayeva M.A., Kharitonova N.K., Vasianina V.I., Shishkina O.A., Skibina N.V., Nazarova L.N., (2019), “Medical aspects of domestic violence against women and girls (review)”, in Probl Sotsialnoi Gig Zdravookhranenniiai Istor Med 5 

Mckinlay T., Lavis T., (2020), “Why did she send it in the first place? Victim blame in the context of ‘revenge porn”, in Psychiatry Psychology and Law 3

Selic P., Pesjac K., Kersnik J., (2011), “The prevalence of exposure to domestic violence and the factors associated with co-occurrence of psychological and physical violence exposure: a sample from primary care patients”, in BMC Public Health 

Devo Continuare la Terapia Se Non ne Ho Voglia?

Devo Continuare la Terapia Se Non ne Ho Voglia?

Devo Continuare la Terapia Se Non ne Ho Voglia?

Foto di Mart Production da Pexels

continuare terapia

La psicoterapia è sì un viaggio, ma non sempre una “passeggiata”. Come in ogni percorso significativo, ci sono momenti di entusiasmo e, inevitabilmente, periodi in cui la voglia di proseguire la terapia si perde. Forse ti senti stanco/a, forse pensi di aver risolto o forse semplicemente non ne hai più voglia.

Se questo momento è arrivato, sappi che non sei il solo. La demotivazione è estremamente comune, soprattutto in una fase cruciale del lavoro su di sé. Se ti stai chiedendo:

«Devo continuare la terapia se non ne ho voglia?»

continuare terapia

la prima cosa da sapere è questa: non c’è alcun obbligo a proseguire. E questa è una buona notizia. Tuttavia, quando questo momento arriva, sappi che non è mai un caso.

continuare terapia

La buona notizia e il passo cruciale

La buona notizia, come dicevamo poco fa, è che hai il pieno diritto di interrompere la terapia se senti che non fa più per te. Il processo è tuo e tua è la libertà di scelta.

Tuttavia, prima di decidere di troncare di netto, arriva il passo più importante. Fermati e poniti questa domanda:

«Perché voglio interrompere proprio ora questa relazione?»

Sì, hai letto bene: la psicoterapia è, innanzitutto, una questione relazionale!

continuare terapia

Non è un Capriccio: Cosa si Nasconde Dietro la Perdita di Motivazione?

Spesso, la perdita della voglia di proseguire non è un semplice capriccio. È, invece, un segnale che sta accadendo qualcosa a livello relazionale.

Questo “qualcosa” può avere diverse origini e significati:

  • Tensioni esterne riversate: Potrebbe essere un momento difficile nella tua vita (lavorativo, familiare, sentimentale) che, inconsciamente, stai riversando nel rapporto con il tuo terapeuta;
  • Dinamiche nello spazio terapeutico: Potrebbe essersi creato qualcosa proprio tra te e il tuo psicologo: un’incomprensione, una resistenza o il riemergere di vecchi schemi relazionali (anche se non ne sei pienamente consapevole);
  • Paura del cambiamento: A volte, la resistenza arriva proprio quando il cambiamento è imminente o quando si toccano temi particolarmente dolorosi o delicati. La tua mente potrebbe attivare un meccanismo di fuga per proteggersi.

Seduta di terapia inutile? Se hai provato questa sensazione, questo articolo ti aiuterà a fare chiarezza.

Quando la seduta di terapia è stata inutile

continuare terapia

L'Importanza Cruciale di Parlarne con il tuo Psicologo

Proprio per questo motivo, è di cruciale importanza parlarne col tuo terapeuta.

Ricordati sempre che il tuo psicologo non giudica, ma ti aiuta a capire.

Portare in seduta il pensiero di voler interrompere, la demotivazione o la rabbia che provi verso il percorso è un gesto di responsabilità e di profonda onestà.

Parlarne esplicitamente col tuo terapeuta di aiuterà a:

  • Dagli un senso: discutere apertamente di questo sentimento è l’unico modo per dare un senso a ciò che provi;
  • Trovare una chiave di volta: riconoscere e analizzare la resistenza può rappresentare un momento di svolta nel tuo percorso di terapia, portando a una nuova comprensione e a un salto di qualità.

E, se alla fine, dopo aver discusso e compreso la radice del blocco, la scelta rimane quella di chiudere, avrai almeno la certezza di aver trovato la giusta, consapevole e risolutiva conclusione.

continuare terapia

Stai pensando alla psicoterapia? Clicca qui per scoprire i segnali che indicano che questo è il momento perfetto per iniziare a prenderti cura di te.

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continuare terapia

La psicoterapia è sì un viaggio, ma non sempre una “passeggiata”. Come in ogni percorso significativo, ci sono momenti di entusiasmo e, inevitabilmente, periodi in cui la voglia di proseguire la terapia si perde. Forse ti senti stanco/a, forse pensi di aver risolto o forse semplicemente non ne hai più voglia.

Se questo momento è arrivato, sappi che non sei il solo. La demotivazione è estremamente comune, soprattutto in una fase cruciale del lavoro su di sé. Se ti stai chiedendo:

«Devo continuare la terapia se non ne ho voglia?»

continuare terapia

la prima cosa da sapere è questa: non c’è alcun obbligo a proseguire. E questa è una buona notizia. Tuttavia, quando questo momento arriva, sappi che non è mai un caso.

continuare terapia

La buona notizia e il passo cruciale

La buona notizia, come dicevamo poco fa, è che hai il pieno diritto di interrompere la terapia se senti che non fa più per te. Il processo è tuo e tua è la libertà di scelta.

Tuttavia, prima di decidere di troncare di netto, arriva il passo più importante. Fermati e poniti questa domanda:

«Perché voglio interrompere proprio ora questa relazione?»

Sì, hai letto bene: la psicoterapia è, innanzitutto, una questione relazionale!

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Non è un Capriccio: Cosa si Nasconde Dietro la Perdita di Motivazione?

Spesso, la perdita della voglia di proseguire non è un semplice capriccio. È, invece, un segnale che sta accadendo qualcosa a livello relazionale.

Questo “qualcosa” può avere diverse origini e significati:

  • Tensioni esterne riversate: Potrebbe essere un momento difficile nella tua vita (lavorativo, familiare, sentimentale) che, inconsciamente, stai riversando nel rapporto con il tuo terapeuta;
  • Dinamiche nello spazio terapeutico: Potrebbe essersi creato qualcosa proprio tra te e il tuo psicologo: un’incomprensione, una resistenza o il riemergere di vecchi schemi relazionali (anche se non ne sei pienamente consapevole);
  • Paura del cambiamento: A volte, la resistenza arriva proprio quando il cambiamento è imminente o quando si toccano temi particolarmente dolorosi o delicati. La tua mente potrebbe attivare un meccanismo di fuga per proteggersi.

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L'Importanza Cruciale di Parlarne con il tuo Psicologo

Proprio per questo motivo, è di cruciale importanza parlarne col tuo terapeuta.

Ricordati sempre che il tuo psicologo non giudica, ma ti aiuta a capire.

Portare in seduta il pensiero di voler interrompere, la demotivazione o la rabbia che provi verso il percorso è un gesto di responsabilità e di profonda onestà.

Parlarne esplicitamente col tuo terapeuta di aiuterà a:

  • Dagli un senso: discutere apertamente di questo sentimento è l’unico modo per dare un senso a ciò che provi;
  • Trovare una chiave di volta: riconoscere e analizzare la resistenza può rappresentare un momento di svolta nel tuo percorso di terapia, portando a una nuova comprensione e a un salto di qualità.

E, se alla fine, dopo aver discusso e compreso la radice del blocco, la scelta rimane quella di chiudere, avrai almeno la certezza di aver trovato la giusta, consapevole e risolutiva conclusione.

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Stai pensando alla psicoterapia? Clicca qui per scoprire i segnali che indicano che questo è il momento perfetto per iniziare a prenderti cura di te.

Come capire quando serve una psicoterapia?

CONGEN: Un Ponte tra Generazioni per Contrastare la Solitudine degli Anziani

CONGEN: Un Ponte tra Generazioni per Contrastare la Solitudine degli Anziani

CONGEN: Un Ponte tra Generazioni per Contrastare la Solitudine degli Anziani

solitudine anziani Roma Eur

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

«Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma è l’anziano che conosce la strada».

Proverbio africano 

Oggi sono lieta di condividere con voi una notizia che mi riempie di gioia professionale e personale: l’inizio della mia collaborazione con CONGEN – Connecting Generations, un progetto sociale innovativo che ho scelto di sostenere con tutto il mio cuore.

Come psicologa clinica, so bene che uno dei nemici più subdoli e dolorosi dell’invecchiamento è la solitudine. L’isolamento sociale non è solo una tristezza passeggera, ma un fattore di rischio concreto che incide profondamente sulla salute mentale e fisica delle persone anziane.

CONGEN è una start-up nata proprio con l’obiettivo di combattere l’isolamento sociale degli anziani mettendoli in contatto con i giovani, creando un ponte prezioso per l’invecchiamento attivo e la connessione tra le generazioni.

solitudine anziani Roma Eur

Chi sono i ConTE? La Forza del Legame Intergenerazionale

Al centro di questo progetto che contrasta la solitudine degli anziani ci sono i ConTE (Connecting TEam): giovani pieni di energia, selezionati e formati per offrire ciò che spesso manca di più: presenza, ascolto e positività.

Il loro ruolo è un supporto relazionale e stimolante, non assistenziale. È fondamentale ribadire che i ConTE non sono badanti né operatori sanitari; non svolgono compiti terapeutici in senso stretto, ma portano una “terapia” di umanità:

  • Leggere insieme, conversare, giocare.
  • Ascoltare con empatia e proporre attività cognitive e ricreative leggere.

È una presenza attiva che arricchisce la quotidianità dell’anziano e, al tempo stesso, offre un respiro di sollievo alle famiglie.

solitudine anziani Roma Eur

Se hai domande o stai valutando se la terapia possa fare al caso tuo, la lettura di questo articolo ti sarà estremamente utile

Come capire quando serve una psicoterapia?

solitudine anziani Roma Eur

Perché ho scelto CONGEN: L'importanza dell'Autenticità

Ho deciso di affiancare CONGEN perché credo fermamente nell’impatto trasformativo che una relazione di qualità ha sul benessere psicologico in età avanzata. La solitudine, infatti, può portare a un calo cognitivo e motivazionale. Un sorriso, una conversazione stimolante, il semplice fatto di sentirsi visti e ascoltati da un giovane, generano un benessere tangibile.

Tuttavia, l’elemento più importante è stata la condivisione degli stessi valori (ed esperienze) di Carlotta Conversi, CEO e fondatrice di CONGEN: questo progetto, infatti, nasce proprio dall’esperienza personale che Carlotta ha vissuto con suo nonno, sperimentando in prima persona i bisogni e le difficoltà che si incontrano in tali circostanze. Questa autenticità è, a mio avviso, una delle migliori garanzie.

solitudine anziani Roma Eur

I Benefici di CONGEN: Supporto per Anziani e Caregiver

Questo servizio offre vantaggi preziosi per tutto il nucleo familiare che affronta la gestione di un anziano:

  • Sollievo e Supporto per i Caregiver: Un aiuto concreto che permette a chi si prende cura dell’anziano di ricaricare le energie e gestire meglio gli impegni. Alleggerire il carico emotivo di chi si prende cura di una persona anziana è sempre una necessità, non un motivo di vergogna.
  • Stimoli Positivi e Compagnia per l’Anziano: Un arricchimento della routine che previene l’isolamento e mantiene viva la mente, favorendo l’invecchiamento attivo.
  • Servizio Sicuro e Gestito interamente da CONGEN: La tranquillità di un servizio affidabile, monitorato e strutturato da un team dedicato.

solitudine anziani Roma Eur

Un'Opportunità per i Miei Pazienti: Prova l'Esperienza CONGEN

Per celebrare questa collaborazione, come miei pazienti avete la possibilità di provare il servizio con la prima ora scontata, utilizzando il vostro codice personale: “GROSSI”.

Vi incoraggio a considerare questo servizio non come una necessità occasionale, ma come un regalo di benessere e connessione per i vostri cari.

Supporto caregiver Roma Sud

Come Prenotare e Iniziare

  1. Via Email: Scrivete a info@congen.it indicando il codice “GROSSI”.
  2. Online: Andate sul sito www.congen.it e compilate il form inserendo il medesimo codice.

Il team CONGEN vi contatterà per organizzare insieme il primo incontro.

Con affetto e supporto,

Dr.ssa Gloria Rossi

compagnia per anziani Roma Eur

A proposto di ferite relazionali, ti segnalo questo articolo del Dr. Gianluca Minucci.

Comprendere l’evitamento affettivo

compagnia per anziani Ciampino

CONGEN: Un Ponte tra Generazioni per Contrastare la Solitudine degli Anziani

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

«Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma è l’anziano che conosce la strada».

Proverbio africano 

Oggi sono lieta di condividere con voi una notizia che mi riempie di gioia professionale e personale: l’inizio della mia collaborazione con CONGEN – Connecting Generations, un progetto sociale innovativo che ho scelto di sostenere con tutto il mio cuore.

Come psicologa clinica, so bene che uno dei nemici più subdoli e dolorosi dell’invecchiamento è la solitudine. L’isolamento sociale non è solo una tristezza passeggera, ma un fattore di rischio concreto che incide profondamente sulla salute mentale e fisica delle persone anziane.

CONGEN è una start-up nata proprio con l’obiettivo di combattere l’isolamento sociale degli anziani mettendoli in contatto con i giovani, creando un ponte prezioso per l’invecchiamento attivo e la connessione tra le generazioni.

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Chi sono i ConTE? La Forza del Legame Intergenerazionale

Al centro di questo progetto che contrasta la solitudine degli anziani ci sono i ConTE (Connecting TEam): giovani pieni di energia, selezionati e formati per offrire ciò che spesso manca di più: presenza, ascolto e positività.

Il loro ruolo è un supporto relazionale e stimolante, non assistenziale. È fondamentale ribadire che i ConTE non sono badanti né operatori sanitari; non svolgono compiti terapeutici in senso stretto, ma portano una “terapia” di umanità:

  • Leggere insieme, conversare, giocare.
  • Ascoltare con empatia e proporre attività cognitive e ricreative leggere.

È una presenza attiva che arricchisce la quotidianità dell’anziano e, al tempo stesso, offre un respiro di sollievo alle famiglie.

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Ho deciso di affiancare CONGEN perché credo fermamente nell’impatto trasformativo che una relazione di qualità ha sul benessere psicologico in età avanzata. La solitudine, infatti, può portare a un calo cognitivo e motivazionale. Un sorriso, una conversazione stimolante, il semplice fatto di sentirsi visti e ascoltati da un giovane, generano un benessere tangibile.

Tuttavia, l’elemento più importante è stata la condivisione degli stessi valori (ed esperienze) di Carlotta Conversi, CEO e fondatrice di CONGEN: questo progetto, infatti, nasce proprio dall’esperienza personale che Carlotta ha vissuto con suo nonno, sperimentando in prima persona i bisogni e le difficoltà che si incontrano in tali circostanze. Questa autenticità è, a mio avviso, una delle migliori garanzie.

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Questo servizio offre vantaggi preziosi per tutto il nucleo familiare che affronta la gestione di un anziano:

  • Sollievo e Supporto per i Caregiver: Un aiuto concreto che permette a chi si prende cura dell’anziano di ricaricare le energie e gestire meglio gli impegni. Alleggerire il carico emotivo di chi si prende cura di una persona anziana è sempre una necessità, non un motivo di vergogna.
  • Stimoli Positivi e Compagnia per l’Anziano: Un arricchimento della routine che previene l’isolamento e mantiene viva la mente, favorendo l’invecchiamento attivo.
  • Servizio Sicuro e Gestito interamente da CONGEN: La tranquillità di un servizio affidabile, monitorato e strutturato da un team dedicato.

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Un'Opportunità per i Miei Pazienti: Prova l'Esperienza CONGEN

Per celebrare questa collaborazione, come miei pazienti avete la possibilità di provare il servizio con la prima ora scontata, utilizzando il vostro codice personale: “GROSSI”.

Vi incoraggio a considerare questo servizio non come una necessità occasionale, ma come un regalo di benessere e connessione per i vostri cari.

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Come Prenotare e Iniziare

  1. Via Email: Scrivete a info@congen.it indicando il codice “GROSSI”.
  2. Online: Andate sul sito www.congen.it e compilate il form inserendo il medesimo codice.

Il team CONGEN vi contatterà per organizzare insieme il primo incontro.

Con affetto e supporto,

Dr.ssa Gloria Rossi

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A proposto di ferite relazionali, ti segnalo questo articolo del Dr. Gianluca Minucci.

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